BERLIN – A SENSITIVE REFLECTION ON THE BLOOD OF WOMEN

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June 13, 2015

The art festival ‘Hic Est Sanguis Meus: The Blood of Women’ is both oppressive and liberating. It revolves around one of the last taboos of western civilization: the menstrual cycle. The participating artists’ ages range from 18 to 80, meaning that this exhibition can talk to women of all ages and nations.

Starting from the festival’s very title, powerful religious leitmotivs are to be found everywhere. ‘Hic Est Sanguis Meus’ are the words uttered by Jesus Christ during the Last Supper: ‘this is my blood’. Biblical words are painted on the walls, framing many of the artworks. As may be expected, red is a prominent colour.

But rather than straightforwardly criticising religion’s attitude towards menstruation, the two curators – Micol Singarella and Paola Daniele – have planned this event as a liberating experience. “We want to break a taboo. But we are a collective and we therefore have different opinions. Every time we get together, we talk it all over from the very beginning” says Daniele, a professional modern dancer and choreographer. Daniele opened the festival with her performance Hématome, an ode to women and her flowings. Moving between broken mirrors, glasses and red roses she exposes herself to the public: “The female body is quite unknown to the people, even in the era of Internet, or it is seen only in a pornographic way”, she adds.

The more delicate aspect of the exhibition surfaced as a conscious attempt to reconcile this hidden aspect of femininity. “We want to have a didactic role and work with schools to help the new generation understand the female body in its whole without unnecessary embarrassment”, says Daniele. German artists and media have enthusiastically responded, says Singarella, proving that the social taboo or constant embarrassment is a common trait in most of Europe.

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Entering the exhibition I was initially reluctant, feeling uncomfortable in the middle of this large exposition of personal experiences. However, the exhibition highlighted the strong need for a new approach to the human body for both sexes. This exhibition is not only aimed at women. Men can also learn a thing or two from this open discussion over such a poorly known aspect of everyday life. Especially revealing are the quotations from teen movies about being a sexual disappointment, or complaining about periods being the source of migraines. The collective formed especially for this tour includes both women and men artists, showing how there is an understanding and interest from both parts.

Silence and rejection don’t help overcoming cultural taboos or ease the pain. Even in the Internet era, confusion rules. A friend of mine, now barely approaching her 30s, has told me that no one ever mentioned the impeding monthly uneasiness she was going to face until it finally happened.

As much as the matter may scream sensationalism, its soft approach cast the exhibition under a different light. The topic is treated carefully, mixed with an honest effort for artistic quality. This is an exhibition for those looking for an intimate and multiform approach to femininity without gender borders.

For further information on ‘Hic Est Sanguis Meus’, visit their  website.

By Guido Mori

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ATHENS – YGRA EL ARTE DEL FLUIR

“Ygrá The Athens Fluidity Festival en el número de junio de Ocimag con imagen del trabajo de Paola Daniele que expusimos en la parte de arte. Crónica de un encuentro dedicado a dar visibilidad desde el arte contemporáneo a la condición humana del fluir, entendida como flujos físicos (venidos de la menstruación, la eyaculación, la herida o la maternidad)”

https://www.facebook.com/events/1435477436754555/

https://www.facebook.com/marisolsalanovaautora?fref=ts

http://www.ocimagazine.es/index.php/magazine/

 

 

 

BERLIN – LA CONSAPEVOLEZZA D’ESSERE DONNA

Si chiude a Berlino l’ultima tappa di una mostra itinerante, presentata anche in Italia ed in Francia, sulla consapevolezza della maturità femminile


GUIDO MORI

Può un’esposizione d’arte essere contemporaneamente riconciliazione, espiazione e contestazione?

Sì, se affronta una tematica cara alla nostra società, e specialmente se non è l’opera di un singolo artista ma di un collettivo. Collettivo che in questo caso si è formato appositamente a Parigi per affrontare una questione viscerale dell’uomo: fino al 31 maggio si svolge a Berlino l’esposizione Hic est sanguis meus – The Blood of Women.
Il gruppo porta lo stesso nome della mostra, ed è organizzato da una giovane artista italiana da anni residente oltralpe, Paola Daniele. É stata lei a decidere la tematica del sangue mestruale, un fattore che “provoca disagio in noi artisti come nel pubblico, ma ha affascinato tutti”. La mostra è contornata, a partire fin dal titolo stesso, da citazioni prese dai testi sacri della cristianità, filo conduttore ed esperienza personale per quasi tutti gli artisti presenti, di area prevalentemente cattolica. Sono francesi, spagnoli, italiani, messicani, americani ed esposte sono le loro considerazioni su una tematica universale, ma solitamente poco discussa. “Molti sono venuti a chiedermi il perché di questo tema” ci dice Paola Daniele, coadiuvata da Micol Singarella che ha scelto per la performance ed esposizione i locali di un altro collettivo, l’atelier Artistania (Neckarstrasse 19, Berlin Neukölln) “per la grande disponibilità ed l’interesse dimostrato”. Questi ultimi, infatti, lamentano la mancanza d’attenzione, o meglio la cappa d’imbarazzo, su un tema che si associa naturalmente alla sfera della sessualità e della nascita che, al contrario, non deve essere sottovalutata.

Avendo come altro punto cardine la religione, si è sorpresi di trovare una mostra che, invece di accusare,raccoglie e documenta il ruolo negato alla figura femminile nella religione, narra il passato e il presente magico del sangue mestruale, fotografa il desiderio delle artiste e degli artisti di mostrare questo flusso, contemplandolo con occhio quasi clinico e aiutando i propri figli ad affrontare ciò che scientificamente segna il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza.

La stessa performance di apertura, chiamata Hématome, è una pura, muta, danzata presa di consapevolezzadell’artista Paola Daniele delle proprie funzioni vitali primarie e del proprio spazio, della necessità di rompere il silenzio.

Ogni artista, uomo o donna che sia, affronta il problema nel suo personalissimo modo. Ad esempio, grazie ad un paziente lavoro di ricerca, scoprire come questo sanguinare, oltre alla sfera trascendentale e mistica, occupavaun posto importante nella farmacopea mistica locale (una videoinstallazione ci svela le ricette d’epoca recente che ne prevedevano l’uso per filtri d’amore e magici). Altro significato è quello psicologico: è fondamentale per l’artista riappropriarsi della propria identità di donna e riscoprire l’importanza del proprio sangue, riconoscendo la grande importanza che l’arte sacra in Italia ha ricoperto nella propria formazione artistica, in questo caso nel Sud.


Mentre
da un punto di vista sociale qualunque iniziativa legata a queste tematiche, nel nostro Paese, scatena instancabilmente contestazioni, mostrando come la mancata apertura verso queste questioni condanni i giovanissimi a crescere nell’inconsapevolezza, a Berlino dal punto di vista artistico è stata, al contrario, il legante per questo progetto tra artisti di diversissima costituzione e stile.

Al processo artistico si vuole inoltre unire un percorso didattico, un lavoroassieme alle scuole che allevierebbe, nelle parole della curatrice, “l’insufficiente conoscenza del proprio corpo da parte di tanti giovani che sono venuti a chiedermi dettagli sui disegni in mostra, non conoscendo a fondo i segreti della propria vita. Prenderemo contatto con le autorità per esplorare questa possibilità, per me molto importante”.

Per ora la si potrebbe quasi considerare, questa, una mostra itineranteessendo riproposta, arricchita di presenze diverse, in diverse città. La prima si è tenuta l’anno scorso al Rivoli di Parigi, per poi fare tappa a Romapresso il centro Rialto. Dopo le tre capitali gli artisti e l’esposizione si recheranno in Calabria, terra natale della curatrice, dove un centro artistico da poco fondato attende di riceverli.

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http://www.ildeutschitalia.com/berlino/la-consapevolezza-dessere-donna/

MALESOULMAKEUP HIC EST SANGUIS MEUS. IL SANGUE DELLE DONNE

Il sangue mestruato è queer, nel momento in cui è stato sovrastrutturato di detti, segreti, pregiudizi, discriminazioni, paure.

Al fine di metterne in discussione il tabù di genere, nasce il progetto Hic est sanguis meus, concepito e curato dalla coreografa e artista Paola Daniele.

Hic est sanguis meus ha come obiettivo quello di indagare senza alcun limite l’identità femminileattraverso il sangue mestruale.

Nel 2013 cinquanta artisti (francesi, italiani, inglesi, spagnoli, messicani, boliviani e colombiani), dall’età compresa tra i venti e i settant’anni, donne e uomini in uguale misura, hanno dato – ognuno secondo il suo personale sentire – un contributo artistico avvalendosi di diversi mezzi espressivi e hanno raccontato la femminilità partendo dal sangue mestruale.

Il collettivo ha finora organizzato due mostre: la prima ha avuto luogo nell’agosto 2014 a Parigi, presso la galleria 59 Rivoli aftersquat; la seconda nel dicembre 2014 a Roma, presso Rialto Sant’Ambrogio. Circolo Arci.

Malesoulmakeup presenta lo storytelling fotografico Hic est sanguis meus, ideato e realizzato dalla collaborazione di Paola Daniele con il fotografo Tommy Muto, che andrà ad arricchire il progetto e che sarà pubblicato anche dal londinese Hysteria, periodico femminista on line.

Hic est sanguis meus
2015

Concept
Paola Daniele, Tommy Muto

Photographer
Tommy Muto

https://malesoulmakeup.wordpress.com/2015/02/01/hicestsanguismeus/

ROME – “Hic Est Sanguis Meus”, il sangue delle donne. Una grande mostra a Roma.

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19/12/2014

Il collettivo Hic Est Sanguis Meus, si riunisce e collabora per la prima volta sul tema del sangue mestruale, dando vita ad un largo ventaglio di opinioni, creazioni e stili. Cinquanta artisti, di età compresa tra 20 e 70 anni, uomini e donne in egual misura, italiani, francesi, inglesi, spagnoli, messicani, boliviani.
Arti plastiche e visive, fotografia, pittura, disegno, scrittura, poesia, installazioni, danza, musica e performance. Nessuna competizione, ma una grande apertura e sinergia, moltiplicando l’ispirazione e la possibilità di creazione collettiva.

Il sangue delle donne
Un’idea di Paola Daniele

Non solo un manifesto femminista, ma un viaggio nel corpo della donna, senza tabù. Con una libertà di sguardo senza limiti.  Questo spinge Paola Daniele e diversi artisti a portare avanti questa esperienza. Unico obiettivo svelare come il sangue possa essere una risorsa e non visto come  qualcosa di “sporco”, quindi negativo; far riscoprire la donna anche nelle sue parti più intime, quindi portare alla conoscenza della propria interiotià. “Il sesso delle donne non è visibile come quello degli uomini. Il sangue che ne cola alla vista di tutti significa che esso vive, secerne, palpita, desidera, causando spesso un disagio nelle donne come negli uomini”. Olivier Grignon, psicoanalista, autore di “Corps des larmes”. Da innominabili le mestruazioni sono diventate invisibili. Nelle culture moderne il tabù mestruale prende la forma del silenzio. La parola vagina, ad esempio, non è mai usata nelle pubblicità per tamponi ed il flusso viene non viene rappresentato in rosso ma in blu. Probabilmente perché il sangue riattiva la paura della morte negli uomini; contrariamente a quanto avviene nelle donne, per le quali è indice di fertilità. Sin dalla notte dei tempi, infatti, la capacità delle donne di creare la vita rimane il mistero più potente per l’altro sesso”.  Noi di Nòtia, abbiamo voluto dare ampio spazio a questo argomento, sia per quanto concerne le arti visive che per il sociale. Una mostra che possa servire per riflettere e che sia soprattutto un’indagine sul rapporto uomo/ donna. In Italia, certi approfondimenti, sono ancora molto tabù, rispetto a una Francia o una Spagna, dove c’è un’apertura diversa e una forte curiosità di fronte a certe visioni.

Ciao Paola presentati a Nòtia
Paola Daniele nasce a Cosenza il 07 novembre 1976. Si forma come danzatrice contemporanea e si perfeziona attraverso master e seminari in Italia e Francia con Raffaella Giordano, Carolyn Hic Est Sanguis MeusCarlson, Giorgio Rossi, Alain Platel, Domique e Francoise Dupuy, Michele Abbondanza, Eugenio Barba, Michele Di Stefano, Ziya Azazi, Geraldine Pilgrim. Studia canto e tecniche di emissione vocale con Chiara Guidi (Societas Raffaello Sanzio) ed a Parigi con Enrique Pardo e Linda Wise, Centro Roy Hart Theatre Internazional. Dopo varie esperienze di creazione collettiva, dal 2005 è cofondatrice dell’associazione artistica Noctu con Tommaso Muto, regista e compositore di musica elettronica con il quale collabora come coreografa, autrice e danzatrice per varie produzioni: Beautiful and agony 2006 ( in semifinale al premio Dante Capelletti e rappresentato al Teatro Valle di Roma), #apparizioni 2007, Bereshith 2008, Saudade 2009, solo di danza contemporanea vince il concorso Chreographic Collision Biennale Danza Venezia, Life boxe 2010 ( selezionato per lavetrina di Giovane danza d’autore e rappresentato al Museo d’arte contemporanea di Ravenna), Elastic Reality 2011 . Dal 2012 vive a Parigi ed è autrice dei suoi progetti di teatro-danza e performance, collaborando con realtà artistico-culturali in Italia, Francia, Belgio e Portogallo. Ha lavorato come freelance nella creazione e direzione di progetti artistico-culturali. Si interessa all’universo femminile, è affascinata dal corpo umanoe la sua anatomia in tutte le sue declinazioni, dal 2013 conduce una ricerca sul sangue delle donne e sulla femminilità con determinazione e curiosità. Questa ricerca gli ha dato l’opportunità di incontrare e riunire intorno al tema del sangue mestruale un gruppo di artisti molto eterogenei, dando vita al collettivo Hic est sanguis meus.

Hic est sanguis meus, un progetto intenso. Come nasce?
Nasce con l’obiettivo di liberare la donna ed anche l’uomo dall’idea che il ciclo mestruale sia una maledizione, Hic est sanguis meus è un viaggio nell’universo femminile senza tabù e con una libertà di sguardo senza limiti. Il sangue è una risorsa e non una macchia di vergogna. il corpo è una macchina meravigliosa e troppo spesso ignoriamo le nostre risorse.

Un collettivo fatto di opinioni, creazioni e stili.  Nessuna competizione ma grande forza di apertura verso l’esterno. Cosa vi unisce?
Il collettivo nasce a Parigi circa un anno fa, conversazioni, confronti avuti con amici artisti riguardo a questo tema, in particolare Maxime Colin Yves, videomaker, scrittore e disegnatore che ha accolto con enorme entusiasmo l’idea di lavorare insieme per questo progetto, facendo entrare nel collettivo artisti interessati ad accogliere questa sfida: sangue come risorsa, simbolo di vita. siamo diventati 50 in poco più di anno! italiani, francesi, spagnoli, messicani e boliviani, sopratutto vi è una larga presenza di uomini. Questo era un mio desiderio, includere la visione maschile su questo tema della vita come una sorta di riconciliazione tra l’uomo e la donna. Ci unisce la passione per la ricerca di nuovi linguaggi, l’ideale associativo, l’estrema volontà di lavorare insieme per un progetto comune che ha anche uno sfondo sociale, politico ed educativo.

Qual è l’obiettivo che ti ha spinto verso un argomento per molti così tabù?
La motivazione è stata: conoscenza del corpo. Il nostro corpo è meraviglioso, emoziona ma deve essere libero da tabù. Il sesso femminile da sempre è stato visto come qualcosa di pauroso perché nascosto. La vagina non fa paura ed il sangue mestruale è una risorsa. e tutte le donne devono avere l’opportunità di conoscersi in profondità liberandosi dai tabù.


Un progetto non solo artistico ma anche sociale?

Si sociale. perché in molti paesi questo argomento è estremamente tabù, il sanguinamento è simbolo di impurità, ad esempio in alcune regioni dell’india le ragazze non possono andare a scuola durante il ciclo mestruale perché la macchia è forte simbolo di impurità, viene vista come un’offesa. In alcuni paesi africani ancora oggi le donne sono segregate in capanne lontane da casa durante il ciclo perché ritenute impure in quei giorni. Anche le forniture igieniche di assorbenti e tamponi sono spesso problematiche per alcuni paesi e molte donne non possono lavorare durante i giorni di sanguinolento perché non hanno accesso alle protezioni. Da oltre 10 anni esiste una coppa mestruale di silicone chirurgugico che si inserisce in vagina per raccogliere il sangue e viene svuotata e riulitizzata, dura oltre 10 anni! Ma les lobbies di forniture igieniche tengono nascosti questi prodotti, perché dietro le forniture di assorbenti in paesi in difficoltà, come per i farmaci, c’è un enorme business economico. Inoltre la coppa mestruale ha un impatto ecologico basissimo rispetto agli assorbenti ed i tamponi che inquinano molto e sono anche dannosi per la salute perché sbiancati con agenti chimici. Ma di queste cose si parla poco, perché le industrie devono vendere, in occidente come in paesi meno industrializzati attraverso gli aiuti delle organizzazioni mondiali.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Tanta voglia di perseguire questo obiettivo, in gruppo. Tante storie di donne più o meno giovani, storie diverse, storie intense, storie tristi ed anche buffe. la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da percorrere per dar voce a donne di tutte le culture, da percorre tutti insieme ognuno con il suo apporto e la propria identità ma uniti in questo viaggio, a volte tortuoso, faticoso, ma tanto tanto ricco. per il momento ci autofinanziamo ma speriamo di ottenere dei fondi pubblici per perseguire il nostro obiettivo con più intensità.

Prossimi progetti?

La mostra nasce con l’idea di essere itinerante e sempre in evoluzione, il primo episodio si è svolto a parigi ad agosto 2014, l’episodio di roma si è concluso ieri, ed ora si pensa a preparare il nuovo. Ci sono delle probabilità che sia Madrid. Noi continuiamo a lavorare, a ricercare, a parlare con le persone ed a sognare, perché mai come in questa epoca storica ne abbiamo bisogno.

 

http://www.notia.it/2014/12/hic-est-sanguis-meus-sangue-delle-donne-grande-mostra-roma-cura-paola-daniele/

PARIS – Le sang des femmes, source d’art

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Deux cercles écarlates, ou le sang menstruel des femmes<br/>(Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)

Deux cercles écarlates, ou le sang menstruel des femmes
(Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)
Jusqu’à ce dimanche 24 août, Paris accueille une exposition d’art consacrée au sang menstruel des femmes, Hic est sanguis meus. Visite guidée.
Sûrement l’exposition la plus intriguante de ce mois d’août. Sur la vitrine, deux cercles écarlates, un grand, un petit. Une vulve stylisée. “Hic est sanguis meus” ou l’exploration terriblement organique des menstrues. Les règles, les ragnagna, les anglais, les ours, bref les menstruations féminines. “Si vous pensez que vous êtes libérée, vous devriez considérer l’idée de goûter votre propre sang menstruel. Si cela vous rend malade, vous avez encore beaucoup de chemin à faire“, dit l’universitaire féministe Germaine Greer (in The Female Eunuch). Le ton est donné.
Vue de l'exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)

Vue de l’exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)
Femmes à lunes
Si vous voyez dans le sang qui, chaque mois, s’écoule, une simple manifestation biologique, vous passez à côté de l’affaire. De la stigmatisation, des stigmatisations, de l’opprobre jetées sur les femmes pour ce sang qui coule entre leurs jambes.
Du latin mensis, “mois”, ou du grec mene, “lune qui établit un lien avec les cycles lunaires”, le sang menstruel marque la fécondité de la femme. Renouvelant les cellules de l’endomètre, muqueuse de l’utérus qui permet la nidification du fœtus. En l’absence d’œuf fécondé, l’endomètre s’évacue, la femme saigne.
Trop clair, trop simple. L’explication clinique fait l’impasse sur l’angoisse primale, sur les ténèbres des origines. Le sang renvoie au mystère de la vie. “Tout homme est né d’un ventre sanglant“, rappelle la psychologue Maryse Vaillant. De tout temps, les hommes ont regardé avec dégoût, suspicion, le sang des femmes.

“Dolor“

Une œuvre du collectif Les abattoirs

Lorsque les femmes souffraient de symptômes liés aux règles, les hommes associaient cela à quelque chose de négatif, de toxique. Le phénomène des règles n’a été expliqué que récemment, au milieu du XXe siècle. Cette part de mystère a nourri cette idée,” estime Martin Winckler, médecin généraliste spécialisé dans la santé des femmes et auteur de La maladie de Sachs.
Vue de l'exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)

Vue de l’exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)
Artiste, Italienne et femmeL’instigatrice de cet examen de la femme par son sang est une plasticienne et danseuse calabraise, Paola Daniele. Artiste, italienne et femme. Trois éléments essentiels. Artiste pour imaginer la forme à donner à sa recherche et s’entourer d’un collectif de jeunes artistes. Italienne, originaire de ce pays qui pratiquait encore récemment les philtres d’amour avec le sang des menstrues. Et femme, enfin et avant tout, pour interroger son identité et celle de ses sœurs au travers de cette “indisposition”, habituellement dissimulée à la publicité. Résultat : une plongée dans le pourpre au travers d’une cinquantaine d’œuvres présentées, films, poèmes, peintures et autres, venus de pays divers.

“Je voulais des hommes parlant de ça“

Paola Daniele, plasticienne et danseuse

Vade retro, Satanas !
Selon les croyances populaires, les femmes qui ont leurs règles sont contaminantes. Dans le Limousin, on les écarte des ruches car “un essaim entier meurt d’un seul de leurs regards“. Ailleurs, on utilise leurs “pouvoirs” : les femmes qui ont leurs règles traversent les champs pour les protéger des sauterelles et des chenilles !
L’ignorance a, certes, joué un rôle dans cette défiance, mais que dire de ces scientifiques et médecins qui ont propagé, à leur tour, des interprétations délirantes ? En 1893, l’un des pères de la criminologie, l’Italien Cesare Lombroso, associe menstruations et criminalité féminine. Elle débuterait potentiellement aux premières menstrues pour s’achever à la ménopause. Nonobstant leur faible représentation dans les activités criminelles, Lombroso soutient que les femmes sont dotées d’une nature essentiellement mauvaise et forcément, inférieure à celle de l’homme…
Vue de l'exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)

Vue de l’exposition (Photo : TV5MONDE/Isabelle Soler)
Hic est sanguis meus. Ceci est mon sang. Prenez et buvez-en tous.
Audacieuse, à première vue, cette appropriation de la parole du Christ lors de la Cène avant sa mort, pour évoquer les menstrues. Hic est sanguis meus. Se souvenir que les religions, à commencer par le judaïsme, ont regardé avec effroi le sang de la femme. Dans la Torah, le Lévitique interdit à un homme d’approcher une femme qui a ses règles. “Lorsqu’une femme éprouvera le flux, c’est-à-dire le sang qui s’écoule de son corps, elle restera sept jours dans son isolement, et quiconque la touchera sera impur jusqu’au soir.” Pour certains rabbins, l’existence des règles vient de la malédiction d’Ève, coupable de la chute d’Adam et de sa mort.
Dans l’Évangile selon Matthieu (Mt 9, 20-22), on trouve l’épisode de l’hémorroïsse, une femme souffrant d’hémorragies menstruelles invalidantes. “Approchant le Christ, elle se disait en elle-même : ‘Si seulement je touche son manteau, je serai sauvée.‘ Jésus, se retournant, la vit et lui dit : ‘Aie confiance, ma fille, ta foi t’a sauvée.‘ Et de ce moment la femme fut sauvée.
De quoi est-elle sauvée : de sa douleur physique, de son impureté ? Médecins et religions monothéistes se rejoignent : la femme menstruée est impure. Son sang parle de sexualité. Coulant, il évoque la fécondité. Tari, il indique qu’elle a été fécondée, que l’acte sexuel a eu lieu.
Plus amusante, cette lecture : “Pourquoi la Torah nous enseigne-t-elle qu’une nida, la femme qui saigne, est impure sept jours ? Parce qu’à force d’habitude, son mari en arrive à la détester. C’est pourquoi la Torah dit : qu’elle soit impure sept jours, pour qu’elle plaise à son mari comme sous le dais nuptial.

“Blood and wine“

Une œuvre d’Alba Onofrio

Voilà une œuvre qui ne contredit pas la Torah ! Présentée dans l’exposition, Blood and wine, d’Alba Onofrio, ou comment réaliser votre philtre d’amour…  Au XIIIesiècle, le sang menstruel était considéré comme un ingrédient magique. Beaucoup de femmes l’utilisaient pour provoquer la mort de leur mari ou pour faire tomber amoureux l’élu de leur cœur. Dans la tradition populaire de la sorcellerie, la “rosée de la femme“, le premier sang menstruel d’une jeune fille répandu pendant la première éclipse de lune, est le poison le plus effrayant.
Le film présente la réalisation de ce philtre. A San Fili, un petit village du Sud de l’Italie, les “Magare”, des sorcières expertes dans la préparation d’anciens rites magiques, le préparaient avec trois gouttes de sang menstruel et des herbes utilisées ancestralement : lavande, verveine, laurier, cannelle et clou de girofle.
Le philtre devait demeurer entre les jambes de la femme puis versé dans le vin de l’amant, accompagné de cette formule : “Sang de mes veines, veines dans tes veines, tu ne pourras jamais oublier les miennes.
Et voilà comment une femme que son sang, depuis longtemps, interpelle vous propose, homme ou femme qu’importe, ensemble ou pas, de scruter, d’explorer autrement le corps de la Femme. Vous pariez ? Vous ne le regarderez plus de la même façon.

PARIS – De l’Art Sang tabou

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Parler des règles n’est pas dégoûtant, ça peut même être beau. L’exposition gratuite « Hic est sanguis meus » s’y essaie jusqu’au 24 août à Paris.

« Je voulais montrer la couleur et la matière du sang », raconte Paola Daniele, au milieu de tableaux et d’installations rouge vif, tous inspirés par les règles. Les règles des femmes, celles qui tombent chaque mois et « restent cantonnées à l’hygiénisme des publicités pour tampons ».

 

Danseuse contemporaine et plasticienne venue d’Italie, elle a concrétisé dans l’exposition collective Hic est sanguis meus, (ceci est mon sang), un projet qui la taraudait depuis sa puberté : parler du sang « impur » à travers l’Art. Le résultat, c’est une compilation d’œuvres de 50 artistes, peintres, dessinateurs, vidéastes, plasticiens venus de différents pays. Elles sont exposées jusqu’au dimanche 24 août, en plein cœur de Paris, au 59 rue de Rivoli, le squat artistique aux fresques tape-à-l’œil, labellisé Mairie de Paris depuis 2001.

 

L’entrée y est gratuite et les artistes accueillants : Paola vous dit tout de ces hommes « attendrissants quand il s’agit de les faire parler du mystère du cycle menstruel ». Anaïs confie comment les maux des flux lui a insufflé son montage vidéo dans lequel une femme se tord de douleur.

 

Surtout, l’expo vaut le détour pour une sacrée histoire : celle de ces Calabraises d’un autre âge qui fabriquent un filtre d’amour avec le sang de leurs règles avant de le distiller dans le café ou le vin de l’aimé. Enfant, Paola Daniele entend parler de cette pratique comme on écoute un conte fabuleux et, avec une amie, elle cherche la véritable composition de l’élixir. Lavande, laurier, ingrédients secrets : une vidéo montre les comparses mélanger le tout et reproduire la potion. Dommage, elle n’a pas été testée, mais l’entreprise demeure fascinante. « Sans provoquer », selon le souhait de Paola Daniele, Hic est sanguis meus se visite en une demi heure et surprend son public : « Les hommes surtout sont souvent mal à l’aise, ils se sentent mis à nu, parce qu’ils n’ont pas l’habitude de parler du sujet. »

 

Exposition Hic est sanguis meus, jusqu’au 24 août, entrée libre. 59 rue de Rivoli, Paris I, de 13h à 20h, fermeture le lundi.
Tous les soirs dès 22h, un plasticien poursuit l’élaboration de sa création en direct, derrière les vitrines.
Pour aller plus loin, vous pouvez consulter le Causette #32, avec un dossier Corps & Âme consacré aux règles.

Publié le 21 Août 2014
Auteur : Marie Gentric et Anna Cuxac | Photo : Paola Daniele / Anna Cuxac

https://www.causette.fr/le-mag/lire-article/article-898/de-l-art-sang-tabou.html

PARIS – HIC EST SANGUIS MEUS une exposition qui à lieu du 12 au 24 août 2014 à Paris

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Les menstrues sont le seul sang non-violent qui coule de notre corps. Savez-vous pourquoi les femmes saignent chaque mois ? Brisons le tabou.

Premier postulat : ceci n’est pas seulement un manifeste féministe, mais un voyage dans l’univers et le corps de la femme, sans tabou, avec une grande liberté de regard.

« Le sexe des femmes n’est pas visible comme celui de l’homme. Le sang qui s’en écoule à la vue de tous vient signifier qu’il vit, qu’il sécrète, qu’il palpite, qu’il désire, entraînant une gêne chez la femme comme chez l’homme ».
Explication du psychanalyste Olivier Grignon, auteur de l’ouvrage Le corps des larmes.

Le sang menstruel est le marqueur irréfutable de la fécondité de la femme. Il désigne son horloge biologique, entre ses premières et ses dernières règles.
Tout homme est né d’un ventre sanglant, rappelle Maryse Vaillant. Les règles le renvoient donc à son origine, à une angoisse très archaïque, d’avant le langage.
D’innommables, les règles sont devenues invisibles et, dans le monde moderne, le tabou menstruel prend généralement la forme d’un certain silence autour du sujet.
Le mot vagin n’est jamais employé dans les publicités pour tampons, où le sang n’est jamais rouge, mais bleu !

Depuis la nuit des temps, la capacité de la femme à engendrer la vie reste le mystère le plus puissant pour l’homme: « Il n’est pas très étonnant que ce sang, qui vient rappeler la différence fondamentale des sexes, intrigue et fascine les hommes » analyse la psychothérapeute Maryse Vaillant, « toutefois, il a longtemps été méprisé par eux. Parce qu’il coule du corps des femmes chaque mois sans qu’elles puissent le retenir, contrairement au sang glorieux versé par les hommes au combat. Et on le sait, ces derniers valorisent toujours l’actif sur le passif, le volontaire sur l’involontaire ».

Le but de ce voyage, documenté avec plusieurs supports – vidéos de fiction, animations et documentaires, multimédias, images numériques, photographies, bandes-dessinées, dessins et peintures, lectures et performances, installations et chorégraphies, concerts et ateliers participatifs – est de présenter aux hommes, aux filles et aux femmes le cycle menstruel comme une ressource, plutôt que comme une malédiction, et de démystifier le rapport à ce signe, demeuré incompris si longtemps.

D’où vient l’idée que le sang des femmes serait impur ?

« Comme toutes les émissions corporelles passives, les menstrues sont assimilées à une souillure, dont il faut se laver pour retrouver un état de pureté  » indique Hélène Le Vern, gynécologue et sexologue.

La connaissance et la maîtrise du corps, sans dogme, voilà l’objectif.
Dès jeune fille, les femmes apprennent que les menstruations sont “une crise hygiénique” (Chris Bobel), mais n’est-ce pas plutôt le moment idéal d’étudier leur corps et de lever le voile sur toutes ses curiosités ?

Nous voulons démontrer cela avec beaucoup d’amour, de recherche, d’intelligence et d’humour – autant que possible.

Le sang est une ressource, pas une honte, comme les religions et les industries des produits d’hygiène féminine veulent nous le faire croire.
Le sang comme esprit.
Le corps de la femme libéré des tabous devient poétique et émouvant.

Les menstruations, par leur relation avec le cycle lunaire (28 jours) étaient probablement la source la plus ancienne des sciences géométriques et mathématiques.
Les quatre phases de la lune sont symétriques à celles du cycle menstruel.
Le cercle commence le « jour 1″, date du début du saignement.

“Si vous pensez que vous êtes libérée, vous devriez considérer l’idée de goûter votre propre sang menstruel.
Si cela vous rend malade, vous avez encore beaucoup de chemin à faire.”
Germaine Greer, The Female Eunuch.

Le collectif Hic Est Sanguis Meus, rassemblé pour la première fois autour du thème du sang des femmes, représente une grande variété de visions, d’arts et de styles. 50 artistes, de 20 à 70 ans, hommes et femmes à proportion égale, italien-nes, français-es, anglais-es, hispanophones notamment; du multimédia numérique à la performance, en passant par le documentaire, l’animation, la peinture, la photographie, la danse et l’installation, il se fait fort d’une ouverture à la multiplicité des mouvements, des couleurs et des formes. Il n’est pas question de concurrence ou de rivalité: cette richesse est une ouverture à l’autre, qui décuple l’inspiration et les possibilités de créations collectives.

https://secure.flickr.com/photos/philemon94/sets/72157646061399250/

 

http://cabinetsdecuriosites.fr/sexorama/sexualite-sexorama/hic-sanguis-meus/

MALESOULMAKEUP – HIC EST SANGUIS MEUS. IL NUOVO PROGETTO ARTISTICO DI PAOLA DANIELE

HIC EST SANGUIS MEUS. IL NUOVO PROGETTO ARTISTICO DI PAOLA DANIELE

Questo è il mio corpo che è sacrificato per
voi; […] Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue, che viene versato per voi.
dal Vangelo secondo san Luca

se io apro il mio corpo
affinché voi possiate guardarci dentro il vostro sangue,
è per amore vostro: l’altro […].
Ecco perché tengo alla VOSTRA presenza
durante le mie azioni
Gina Pane

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Hic est sanguis meus è il nuovo ambizioso progetto artistico della performer e coreografa Paola Daniele.

Il Cristo della contemporaneità non è più un uomo, ma una donna. Il suo sacrificio non ha più intenti salvifici, ma catartici e conoscitivi. In altre parole, il rivelare al mondo i misteri più intimi dell’universo femminile è un modo per diffondere conoscenza; e là dove c’è conoscenza e sapere non c’è spazio per tabù, pregiudizi e discriminazioni.

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Lungi dall’essere un manifesto femminista, Hic est sanguis meus sarà piuttosto un viaggio esplorativo, di carattere interdisciplinare, nel profondo dell’intimità – e quindi dell’identità – della donna.

L’artista italiana, d’adozione parigina, vuole raccontare, servendosi di media differenti (fotografie, musiche, video, installazioni e performance), il ciclo mestruale con naturalezza, senza filtri, senza limiti, dal momento che “siamo tutti nati da un ventre sanguinante”. Il sangue, perciò, si carica di simbologie positive, diventando fonte di vita, fertilità e rinascita.

Nonostante questa simbologia positiva del sangue, lo psicoanalista Olivier Grignon, autore di Corps des larmes, osserva: “Il sesso delle donne non è visibile come quello degli uomini. Il sangue che ne cola alla vista di tutti significa che esso vive, secerne, palpita, desidera, causando spesso un disagio nelle donne come negli uomini”.

Sin dai tempi antichi, le perdite di sangue, associate all’indebolimento e alla morte, erano considerate segno infausto, impuro. A tal proposito, si ricordino, per esempio, le terribili parole del Levitico (Antico Testamento, VI-V sec. a. C.): “Quando una donna abbia flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà sarà immondo fino alla sera”.

Il ciclo mestruale, considerato sempre simbolo dell’impurità femminile e, di conseguenza, elemento di discriminazione di genere, è divenuto nei tempi odierni un segno distintivo e assertivo dell’identità femminile, nonché vessillo di lotta dei movimenti femministi. Tanto che un filone della letteratura femminile contemporanea è definita dalla critica con l’epiteto “mestruale”.

 

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Sin dalla notte dei tempi la capacità delle donne di creare la vita rimane per l’uomo il mistero più grande. La psicoterapeuta Maryse Vaillant afferma che il sangue, soprattutto quello che riguarda il corpo femminile, nonostante il fascino che esercita, è stato per lungo tempo disprezzato dai “maschi”: “Non è sorprendente che il sangue, che ricorda la differenza fondamentale tra i sessi, intrighi e affascini gli uomini”.

Se il sangue dell’uomo versato sul campo di battaglia è accettato di buon grado, in quanto sottintende valori positivi come eroismo, coraggio, sacrificio per la madre Patria, quello che scorre dal ciclo mestruale viene al contrario stigmatizzato. Nelle società patriarcali e misogine il sangue femminile suscita paura ed è considerato – come abbiamo affermato sopra – simbolo d’impurità della donna. Ciò avviene non solo nelle culture occidentali, ma anche orientali: in Giappone, secondo la tradizione scintoista, il sangue è un tabù. Con il termine kegare si indica l’impurità, in particolare proprio quella che si genera attraverso il corpo delle donne con il ciclo mestruale o le perdite di sangue durante il parto. In quei giorni le donne mestruate e le partorienti erano allontanate da casa e costrette a vivere in isolamento per non contaminare il focolare domestico né generare – secondo il folclore nipponico – una sorta di spiritello maligno e dispettoso, dettokekkai. Potevano fare ritorno solo dopo un rito purificatore chiamato misogi.

Tuttavia, lo storico francese Jean-Paul Roux (1925-2009), nel suo saggio dal titolo Le sang. Mythes, symboles et réalités (Fayard, 1988), sfata il mito che questo atteggiamento maschile sia dettato solo da “paura” nei confronti del sangue, poiché questo sarebbe un discorso molto riduttivo. Secondo lo studioso, di fronte al sangue mestruale l’uomo cade in una sorta di terrore universale, descritto sin dai tempi immemorabili, e che non è circoscritto ai popoli primitivi. La donna che si trova nel periodo di mestruazione diventa una minaccia ben più grande dell’impurità stessa, per cui l’uomo tende a prenderne le distanze.

L’inizio del ciclo mestruale segna una tappa importantissima per le donna: perché avviene un cambiamento non solo fisico (cioè, il passaggio dall’infanzia alla maturità; la fanciulla che diviene donna e, di conseguenza, moglie, madre), ma anche nei rapporti sociali: nelle società arcaiche rappresentava altresì il passaggio dalla tutela del padre a quella dello sposo. Diversi sono infatti i miti classici che raccontano di questo rito di passaggio dalla condizione di fanciulla a quella di donna (si pensi al mito di Ifigenia, per esempio), spesso rappresentati con il sacrificio della vergine, in linea con l’eterno ciclo di morte e rinascita.

Nell’antica Grecia con il termine proteleia si indicavano i sacrifici e le cerimonie che erano praticati prima delle nozze dei giovani sposi. In uno di questi riti i genitori accompagnavano le loro figlie sull’Acropoli, per celebrare un sacrificio alle divinità femminili, in genere ad Afrodite. Durante il sacrificio veniva bruciato un oggetto personale, un giocattolo o una ciocca di capelli, a rappresentare la fine della pubertà.

Paola Daniele, dopo un anno di ricerche sul tabù del sangue nelle società patriarcali, con particolare approfondimento alla nostra epoca, lancia una campagna di crowfunding in Francia e in Italia, con l’intento di raccogliere fondi necessari alla realizzazione del suo progetto. Questo ha già suscitato grande interesse e curiosità nell’ambiente artistico parigino. Infatti, si è costituito un collettivo di lavoro di oltre venti rappresentanti di diverse discipline artistiche per la realizzazione di una mostra dedicata al tema summenzionato, che avrà luogo a Parigi dall’11 al 26 agosto, presso la galleria 59 Rivoli aftersquat.

La raccolta fondi on line durerà 28 giorni, cioè il tempo di un ciclo mestruale, corrispondente alle quattro fasi lunari.

 

Paola Daniele in Hic est sanguis meus, ph. Federico Orlando

https://malesoulmakeup.wordpress.com/2014/06/06/paoladaniele/

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