Francesco Ghilotti

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“All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini…”

Due passi tra le radici di un tabu

La parola polinesiana tapua (“degno d’attenzione”, “speciale” – contrapposta anoa,”comune”, “libero da vincoli”), dalla quale il nostro”tabu”, poteva designare, tra altre cose, le mestruazioni, e il tabu delle mestruazioni costituisce uno dei fils rouges – il francesismo cade quanto mai a proposito – di questa mostra, forse tra tutti il più potente, il più sconcertante. Mestruazioni che contaminano – sangue impuro, sangue potente, sangue pericoloso.

La cosiddetta cultura “popolare” è un ricco serbatoio, come spesso accade, di immaginari legati a queste credenze, che ci appaiono distanti, ma in fondo nemmeno troppo. Cogliendo un po’ a caso tra resoconti antropologici e letteratura demologica dedicati a realtà a noi cronologicamentee geograficamente vicine, troviamo ben lubrificate e funzionanti le leggi (la similarità, il contagio) della frazeriana “magia simpatica”.

Così capitava che le donne mestruate fossero tenute a distanza da quelle incinte e da certi liquidi (vino, aceto, latte), affinché non provocassero l’aborto delle prime e non deteriorassero i secondi. Come variazione sul tema, nell’oristanense, in Sardegna, troviamo puerpere che recitano, nel caso dell’incontro con una mestruata, un Padre Nostro e treCredo per scongiurare il rischio di perdere il latte. Vediamo come i liquidi interagiscano tra di loro, per mezzo di linguaggi dimenticati, vediamo come siano potenti le polarità sangue-vita-morte. La dialettica purezza-impurità determina un rapporto conflittuale tra il sangue mestruale e l’acqua, liquido puro per eccellenza: come ci informa il medico e antropologo Gennaro Finamore nel suo Tradizioni popolari abruzzesi (1894), una goccia mestruale può”seccare” una fonte («è ccapace che le secche»), o “seccare” un albero (e non troppo diverse sono credenze australiane raccolte da Frazer nella suo Ramo d’oro[1]).Quando si scava un pozzo, inoltre (ed è cosa provata), «se tra le operaie fosse una donna mestruante, si avrebbe un bell’approfondare! Di acqua non se ne troverebbe mai punto; ed è cosaprovata…». I piani micro e macrocosmici si sovrappongono nell’immagine, sempre raccolta da Finamore, del fiume come flusso mestruale nel quale vanno a bagnarsi le donne che non hanno le “loro cose”.

Alle donne mestruate capitava che non fosse permesso cuocere il pane, preparare conserve di pomodoro, toccare i capelli altrui (che sarebbero caduti a ciocche). In Francia, poteva venir loro vietato di lavorare nelle raffinerie di zucchero e nelle fabbriche di lavorazione dei funghi, in Spagna, in Italia e in Germania nel commercio della frutta e dei fiori (come a Saigon, nel XIX secolo, nell’industria dell’oppio[2]).

Ma poche cose sono, come il sangue (il sangue e la vita[3]– il sangue e la morte), ambivalenti. La potenza di questo flusso incontrollabile poteva, se controllata, risultare benefica, utile per contrastare parassiti (i bruchi che assalivano gli uliveti tedeschi e italiani) e calamità naturali (in particolare, le grandinate), o per preparare filtri d’amore (bellissime le pennellate sulla fascinatura nella Lucania del dopoguerra di De Martino). «Virtù mirabili si attribuiscono», così ancora Finamore, «[…] a li prime fiure, alle prime gocciole di sangue, che annunziano ad una ragazza il fiorire della sua vita di donna»: miracoloso è il primo sangue mestruale per la cura dei capelli, per le palpitazioni del cuore, per tumori «e non so quanti altri mali». Osserviamo di sfuggita che queste credenze arrivano dritte dritte da quelle raccolte un paio di millenni fa da Plinio il Vecchio e da Columella, dove era chiaro che il possibile utilizzo positivo del sangue mestruale derivava dalla sua potenza distruttrice. In questa ambivalenza, tuttavia, riconosciamo l’ombra di una natura arcaica e potente – restia a lasciarsi limitare da troppo semplicistico sguardo.

Nel nostro Occidente quotidiano, asettico e razionale,troviamo esternamente (nella fluida sfera del consapevole) solo detritidi credenze sfinite, pillole di saggezza popolare, da accogliere con rispettosa leggerezza (non fare il bagno durante le mestruazioni, non tagliarsi i capelli…). Ma internamente, in quei mondi più indefiniti della concatenazione di pensieri e della comunicazione non verbale, l’eredità del misterioso umore corporeo, del solo sangue che fuoriesce regolarmente dal corpo senza essere provocato da alcuna ferita, è quanto mai palpabile e pulsante, sebbene infinitamente impoverita. Appiattita, come sottolinea Raffaella Malaguti in un volumetto dedicato al tema (2005), in una sorta di quanto mai moderno alone negativo-patologico che tutto uniforma e abbraccia («sindrome premestruale, amenorrea, dismenorrea, terapia degli ormoni, pericoli della menopausa, come evitare di macchiare i pantaloni…»). Comunicata e vissuta attraverso immagini scarne e codificate – ciò che la studiosa definisce odierno bon ton mestruale, basato sul principio che le mestruazioni «ci sono ma non si vedono» («è sano e giusto averle, sappiamo come funzionano e a che cosa servono, se ne può anche parlare senza scandalo, ma facciamo in modo che non vengano notate e che non ci influenzino mai»). Nascoste, silenziose, sottintese, non devono essere notate perché, secondo una lezione mandata a memoria da secoli, è ancora veicolata e accettata l’immagine che ad essere puro è solo uno sesso, mentre l’altro è sporco. Meglio: l’Altro è sporco, l’alterità essendo costruita attraverso il linguaggio (la politica) che Martha Nussbaum definiva del disgusto. Un silenzio in fondo non troppo dissimile da quello che doveva pervadere le radici che definiamo “classiche” della nostra cultura. Come oggi, in un’importante mostra d’arte sul sangue tenutasi a Francoforte[4] non è stata esposta nemmeno un’opera che trattasse di quello mensile, così ieri: è stata notata[5]la scarsità di riferimenti a questo fenomeno in tutta la letteratura (tranne quella medica) greca e latina. Il silenzio di allora certo non era figlio del disinteresse, e Jack Lennon (2010) arrivò a parlare di impurità unspeakable, mentre il silenzio di oggi, sebbene in qualche modo figlio di quello e di un più ampio patrimonio culturale, va forse letto principalmente come una forma laicizzata di un disagio incompreso, di un tabù reso innocuo ma non totalmente assimilato.

Quali sono dunque le radici di questo disagio?

Ci si asterrà (o quasi) dallo scomodare quelle”ultime” (ma davvero esistono? Davvero esistono le”origini” di qualcosa?), quegli archetipi assopiti nel nostro inconcio (individuale, collettivo) con i quali gli ideologi di ogni era e di ogni bandiera giocano a costruire la vera natura (e a denunciare quella falsa) dell’essere umano. Ci si limita ad intuire, ad intravedere, indefinibili correnti sotto la superficie, che si scontrano ed intersecano, si separano e ricongiungono. Elementi trasversali nell’infinito processo di costruzione della concettualità e della corporalità umana (corpo che non può non essere specchio e simbolo della società[6]),elaborati in sistemi e linguaggi contingenti e più o meno effimeri.

I mondi misteriosi ed inquietanti dei fluidi, degli umori corporali e sessuali, del sangue. Sangue che vela e svela polarità, conflitti, dialettiche: tra la vita e la morte, tra la fertilità e la sterilità, tra la purezza e l’impurità, tra il sacro e il profano, tra l’uomo e la donna. Affinità col ciclo lunare (l’essere umano essendo l’unico animale il cui ciclo dura ventinove giorni e mezzo – e da qui la connessione, anche etimologica, con l’idea di “misura”[7]),che come tutto ciò che è ciclico evoca immaginari di nascita, di crescita, di morte e di rinascita. Nel ciclo i contrari si confondono, come Ade e Dioniso, direbbe Eraclito. Per questo le mestruazioni possono essere legate alla nascita, alla fertilità, alla creazione (in numerose credenze, ad esempio, la materia mestruale è vista come matrice da cui nasce l’essere umano).[8]E alla distruzione (retaggio di quell’orrore ispirato dalla donna all’uomo di cui parlava Simone de Beauvoir[9]o Jean-Paul Roux (1988)?), alla morte.

Le mestruazioni si avviluppano intorno alle immagini tradizionalmente maschili della caccia, della guerra, del sacrificio. Così lo Stagirita, nel suo HistoriaAnimalium, osserva che il sangue mestruale sgorga «come il sangue di un animale sacrificale appena sgozzato», e la stessa analogia compare in alcunitesti ippocratici. Così, l’antropologa Camilla Power notò che in molte culture africane (!kung, hadza) le mestruazoni, e in particolare il menarca, vengono paragonate all’uccisione di un animale (un’antilope, la “prima zebra”…), mentre il rapporto mestruazioni-guerra (esplicito in alcuni miti e riti d’iniziazione delle popolazioni ndembu) era già stato osservato da Lévi-Strauss negli indiani della prateria (nella consueta forma strutturalista”crudo-cotto”: donna mestruata insanguinata in basso / uomo scotennato insanguinato in alto). Altrove, i genitali femminili insanguinati vengono relazionati ad immagini spaventose e pericolose (la vagina dentata, la donna serpente[10]…).

Ma se, come si è detto, ci si asterrà dal cercare da un lato le radici ultime di questo aspetto biologico e culturale, dall’altro di azzardare una improbabile “fenomenologia del sangue”, relativamente più semplice è quantomeno accennare alle radici del tabu occidentale delle mestruazioni. Volendo semplificare, queste appaiono (principalmente) biforcute:da una parte la visione greca e latina, dall’altra quella ebraica. Dall’unione delle due, e di altri apporti meno facilmente definibili (nordici, bizantini…), il Medioevo, non sempre troppo luminoso e generoso rispetto alla figura della donna.

L’immagine dell’impurità legata alle mestruazioni attraversa trasversalmente grandi aree macroculturali. È probabilmente presente, sebbene in maniera implicita, nel mondo greco, verosimilmente come eredità di una più generale visione indoeuropea. Così la concezione della donna mestruata come impura emerge, ad esempio, nella cultura “induista”,[11] pur con tutta una serie di eccezioni pacifiche in un mondo tanto variegato e complesso, linguisticamente, etnicamente e religiosamente (e in fin dei contifittizio[12]).

Nel mondogreco non esistono miti direttamente collegabili a tabu mestruali, però sì un grande silenzio in tutta la letteratura non medica, silenzio che ha spinto alcuni studiosi a parlare di «a fact so shaming that it could not be alluded to at all».[13]Estremamente sviluppato è invece il tema nei testi medici, in particolare di scuola ippocratica. Non si approfondirà questo aspetto, su cui esiste una notevole bibliografia.[14]Basti dire che nella visione ippocratica il mestruo è espressione necessaria e salutare della naturale, fisiologica, instabilità femminile, della sua disarmonia, del patogeno disequilibrio, all’interno del suo corpo, dei quattro umori. La donna è infatti, contrariamente all’uomo, di natura “calda e umida”, e assorbe dal cibo una quantità di umori maggiori al suo fabbisogno, che devono essere espulsi tramite le mestruazioni.[15] Una visione “scientifica” che si appoggia da un lato all’immagine della donna come essere primariamemte finalizzato alla riproduzione, dall’altro a quella del sangue mestruale come fluido impuro, sporco.

Una situazione simile caratterizza anche il mondo romano. Scarsità di riferimenti nella letteratura non medica e concezione delle mestruazioni come di qualcosa di impuro[16] nei testi medici: sorta di catarsi corporea per Sorano (1, 19-26), di espulsione di materia dannosa per Macrobio (Sat. 7.7). (Implicitamente) illuminante, riguardo al nesso mestruazioni-impurità nel mondo romano, la lapidaria definizione data da Festus al termineancunulentae: «ancunulentaesi riferisce alle donne durante le mestruazioni, da cui la parolainquinamentum».[17]

Molti aneddoti sul potere contaminante delle mestruazioni appartengono al campo dell’agricoltura: per Columella (Rust.II 38, II 50) ad esempio una donna mestruata può causare, per contagio,[18] la morte delle piante (effetto negativo) o degli insetti (effetto positivo). Ma il passo più ricco ed esaustivo è sicuramente quello di Plinio il Vecchio (Naturalishistoria VII) di cui cito un’ampia e gustosa porzione:

Non è facile trovare qualcosa di più prodigioso del flusso mestruale delle donne. All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; dove lei si siede i frutti cadono dagli alberi, al solo suo sguardo si appanna la lucentezza degli specchi, si ottunde il ferro, si oscura la luce dell’avorio, muoiono le api degli alveari, arrugginiscono istantaneamente il bronzo e il ferro e il bronzo emana un odore terribile; bevendo il liquido mestruale, i cani vengono presi dalla rabbia e il loro morso è affetto da un veleno insanabile. Perfino il bitume, sostanza appiccicosa e tenace che nel lago di Giudea detto Asfaltite viene a galla in un certo momento dell’anno e si attacca inestricabilmente a tutto ciò che tocca, si scioglie con un filo imbevuto di sangue mestruale. Perfino le minuscole formiche, si dice, hanno sensibilità per esso: rigettano le messi infettate e non tornano a prenderne. Questo male capita alla donna una volta ogni trentagiorni […].[19]

Queste credenze, raccolte dallo scrittore, vivranno ancora di lunga vita, come dilunga vita vivranno quelle che affondano nella cultura e nell’universo simbolico giudaico, in quella corporalità su cui si fonda tutta la struttura religiosa levitica.[20] Impurità: qualcosa diprofondamente intereconnesso con la sacralità, qualcosa di difficile da comprendere per noi che tendiamo ad associarla alla dialettica, come osservava Douglas, dell’igiene e dello sporco. «Una radiazione che non può essere misurata fisicamente, ma che nondimeno produce conseguenze fisiche molto reali», così è stato definito il concetto di “impurità” da Jacob Neusner, importante studioso di giudaismo.[21] Una radiazione, qualcosa che contamina e si trasmette per contatto, attraverso persone e oggetti, perdendo tuttavia parte della sua forza contaminate da un passaggio all’altro. Accordando tra loro il testo biblico e quelli rabbini ci emergono due tipi di impurità, distinguibili, secondo l’importante lettura diHoward Eilberg-Schwartz,[22] inbase al grado di controllabilità. Quella, volontaria o “secondaria”,che dura “fino a sera”, e quella inevitabile, incontrollabile,che dura “per sette giorni”. Di questa “categoria” fa parte, ovviamente, la donna mestruata, impura di grado primario, che contaminaciò con cui viene a contatto. Per questa ragione compito della donna è un costante auto-esame, osservazione di sé stessa (bôdequet), al fine di«vedere il proprio sangue» (Niddah 1, 4), per questa ragione è proibito il rapporto sessuale: «Se un uomo ha rapporto intimo con essa, l’immondezza di lei lo contamina: egli sarà immondo per sette giorni e ogni giaciglio sul quale si coricherà sarà immondo» (Lv. 15, 24).[23]

Interdizione che non ritroviamo, o troviamo solo assopita, nel mondo greco e romano (dove a volte, anzi, l’attività sessuale poteva essere raccomandata[24]), e che troviamo potente in numerose culture (in quella papuana Mae Enga, il rapporto con una mestruata può “uccidere il sangue” e rendere le ossa “più molli”[25]),come diffuso in molti contesti culturali è il timore del catastrofico concepimento durante il periodo mestruale. E a ben pensarci, la pratica dell’astinenza sessuale durante le mestruazioni è perfettamente integrata anche nella “nostra” cultura. Ma da secoli qui il mito ha lasciato il posto alla scienza, e alla contaminazione sacra si è sostituito il malanno fisico: le credenze scientifiche del XIX sec. volevano l’amplesso con una mestruata provocare gonorrea e uretrite; prima si parlava d’epilessia, mentre prima ancora, per tutto il Medioevo, e fin dal I concilio di Nicea, aleggiava lo spirito terrorifico della lebbra.

Niddâ veniva definita una donna mestruata: “separata”; parola che all’origine si riferiva all’espulsione del sangue mestruale e poi alla mestruante stessa, «perché anch’essa era espulsa e esclusa dalla società».[26]

Vengono allamente le varie forme di isolamento delle mestruate declinate nei differenti e variegati contesti culturali, sparsi nel tempo e nello spazio. Le capanne mestruali nella nuova Guinea descritte da Margaret Mead, quelle tra i dogon studiate da Beverly Strassman (1992), quelle nel Nord America citate da Frazer[27]o le pratiche di isolamento vigenti nel Giappone scintoista. Vengono alla mente vicende drammatiche e meno esotiche, come la pratica nepalese definita Chaupadi, secondo la quale le donne mestruate vengono isolate in minuscole capanne, esposte al freddo e alla fame. Un articolo recente di Laura Ballerini raccoglie questa intervista realizzata da due giornalisti di Al Jazeera ad una ragazza del distretto di Kailali:

Se tocchiamo un uomo o qualsiasi altra cosa si trovi in casa, si crede che la contaminiamo, se cuciniamo o usiamo l’acqua dei pozzi e delle cisterne comuni, il nostro dio, Debti, ci punirà. Le nostre gambe e braccia verranno torte e ci verranno cavati gli occhi. La frutta marcirà, le mucche non daranno più latte, i pozzi si seccheranno, le nostre case bruceranno e le tigri ci attaccheranno nella notte.

Vengono alla mente, ancora, le numerose interdizioni che attraversano tutta la tarda antichità e il medioevo (con importanti eccezioni[28]), a partire dalle visioni sessuofobiche dei cosiddetti padri latini (in particolare Tertulliano, Gerolamo, Agostino). Così nei concili di Orange e Epaon (Ve VI sec.) si decretò che le donne non potessero essere ordinate diacono e i vescovi Timoteo di Alessandria e Teodoro di Canterbury (VII sec.) stabilirono che le donne mestruate non ricevessero la comunione e il battesimo e non potessero visitare la chiesa nel giorno di Pasqua. Lo stesso, nel IX sec., il vescovo Teodolfo di Orléans. Questa chiave di lettura venne portata avanti dai teologi scolastici medioevali. Così Paucapalea (Summa, Dist. 5),riprendendo Plinio (e commenti molto simili li troviamo anche in Rufinus):

Alle donne non è permesso visitare la chiesa durante le mestruazioni o dopo la nascita di un figlio. Perché la donna è un animale mestruato. Attraverso il contatto col suo sangue i frutti non matureranno. Il mosto degenera, l’erba si secca e gli alberi perdono i loro frutti anzi tempo. Il ferro arrugginisce e l’aria diventa scura. Quando i cani lo assaggiano, diventano rabbiosi.

Siamo nel periodo in cui,con il Decretum Gratiani, l’impurità rituale delle donne entra nella Legge Ecclesiastica, rimanendovi, con alterne vicende, fino alla promulgazione del nuovo codice di diritto canonico (1983). E poi via via, il racconto potrebbe ancora scivolare nelle interdizioni religiose presenti oggi nel mondo cristiano, soprattutto ortodosso, ed islamico.[29]Ma non lo farà.

Due passi traballanti sulla variegata e multiforme superficie di questo tabu, due passi, senza pretesa di oggettività, e ancor meno di completezza. Tanti accenni, nulla di più, come altrettanti discorsi sospesi, tanti incipit di altrettanti racconti, dialtrettante vicende che ci hanno portato fin qua, alcune vere, altre forse soloplausibili, tra loro intrecciate. Se una notte d’inverno una donna

Con un altro accenno volevo chiudere e aprire questo lavoro, ché in un modo diverso dall’aprire, o dal lasciare aperto, non saprei come chiudere, un accenno ad un’altra prospettiva sulle mestruazioni, in parte antitetica a quelle che abbiamo velocementeintravisto ora, in parte forse con queste intrecciata. Al mistero del sangue, dei fluidi corporei, della vita e della morte si è spesso reagito con paura, con violenza. Con la repulsione. Col silenzio. Ma non sempre: numerosi studi, più o meno recenti (quelli raccolti, ad esempio, in Blood Mysteries: BeyondMenstruation as Pollution[30]), hanno messo in luce la non universalità di una visione tabuistica e/o negativaverso le mestruazioni. La casistica è ampia: ci sono culture (poche) che sembrano prestarvi scarsa attenzione.[31]In altre vengono rivalutate, ma come semplice riflesso di distacco o provocazione verso la “cultura dominante”: così avveniva nei rituali tantrici, trasgressivi nei confronti dell’ortodossia brahmanica,[32]così probabilmente nella casta dei “Renouncers” del Bengala (coloroche hanno rinunciato alla loro casta d’appartenenza), dove il sangue mestrualeè rivalutato come rigenerante e vitale ed ingerito in determinate occasioni.[33]In altre, ancora, le mestruazoni vengono considerate qualcosa di potente e benefico, sebbene pericoloso.[34]

In tanti modi sono state guardate queste rosse gocce di sangue, con paura, ribrezzo, venerazione, intanti modi è stato distolto lo sguardo. Nel nostro sguardo, inevitabilmente, i tanti sguardi di chi ci ha preceduto lungo questo sentiero. Ma nel nostro sguardo, anche, il reflesso di quel primo sguardo sincero con cui abbiamo abbracciato il mondo. Quello sguardo, ingenuo e saggio, che vorremmo regalare ai nostri figli, pieno di meraviglia e stupore.

Francesco Ghilotti –Universitat de Barcelona

francesco.ghilotti3@hotmail.it

 

 

[1]          «I Dieri dell’Australia centralecredono che se una donna durante questi periodi mangiasse del pesce o sibagnasse in un fiume tutti i pesci morirebbero e il fiume si seccherebbe».

[2]          Delaney et. al. 1988, p. 9. L’oppio sarebbe infatti divenuto amaro. Si vedaancheHoner, “Culture a confronto”, in Mestruazione, treccani.it.

[3]          «Non mangerai il sangue, perché il sangue è la vita»: così, ad esempio, ilDeuteronomio(12, 23).

[4]          Mostra del 2001 al Museumfür Angewandte Kunst –Blood: perspectives on art,power, politics, andpathology. Vedi ancora Malaguti 2005.

[5]          Vedi ad es. Parker 1983 per quantoriguarda il mondo greco, Lennon 2010 per quanto riguarda quello latino.

[6]          Il tema del corpo come metafora dellasocietà attraversa trasversalmente gli studi antropologici dell’ultimo secolo:Ruth Benedict, Margaret Mead, Mary Douglas, MervynMegitt, Pierre Bourdieu.

[7]          Tedesco Regel, Francese règles,spagnolo reglas…

[8]          Per Aristotele (Generazione degliAnimali I, 19) e Plinio (Naturalis Historia VII, 16), il periododelle mestruazioni è considerato il periodo più favorevole al concepimento,formandosi il feto dall’incontro del sangue femminile e dello sperma maschile(così Plinio: «questa lamateria con cui si genera: il seme maschile si coagula assieme ad essa e, colpassar del tempo, questo insieme prende vita e forma»). La connessionemestruo-concepimento è implicita nel Levitico e altre fonti rabbiniche.D’altro canto, il sangue del parto, e dell’aborto, è spesso altrettanto omaggiormente impuro di quello delle mestruazioni.

[9]          Ne Il secondo sesso. Trad. itdi R. Cantini e M. Andreose, Milano 1984, p. 195.

[10]        Al proposito si rimanda al bel libro diAngela Giallongo: La donna serpente. Storie di un enigma dall’antichità alXXI secolo, edito dalla Dedalo nel 2012.

[11]        Chawla 1992, Sharma et al. 2006,

[12]        La parola “induismo” è stataintrodotta nel XIX secolo dagli impiegati della East India Company percondensare in un solo concetto le numerose tradizioni religiose presentinell’immenso continente indiano. Si veda a questo proposito il paragrafoDecostruirela religione: l’Induismo all’interno del saggio Che cos’è la religione(pp. 115-119) di Giovanni Filoramo, edito da Einaudi nel 2004.

[13]        Parker 1983.

[14]        Si veda ad esempio il lavoro di HelenKing, Hippocrate’s Woman, edito dalla Routledge nel 1998.

[15]        Riporto un passo esemplificativo da Malattiedelle donne (I,1): «La donna ha carni più molli e tenere dell’uomo.Questo perché dal ventre il corpo femminile assorbe l’umore più rapidamente ein quantità maggiore rispetto al corpo maschile. […] La donna infatti è piùrada e per questo attrae dal ventre, attraverso il corpo, una quantità di umoremaggiore, e con maggiore rapidità, rispetto all’uomo. Nella donna, pertanto,che ha tessuti molli, quando il corpo è colmo di sangue, se essa non se nelibera e le carni restano pregne e calde, insorge dolore. Più caldo infatti èil suo sangue, ed è per questo che essa è più calda dell’uomo. Se però,l’accumulo formatosi viene evacuato, allora né dolore né calore insorgono acausa del sangue. L’uomo, invece, che ha carne più compatta della donna, non sene riempie al punto da provare sofferenza se una certa quantità non vieneevacuata mensilmente. L’uomo, infatti, ne assorbe quanto basta a nutrire ilcorpo e quest’ultimo, che non è né molle né sotto sforzo, non va incontronemmeno, a causa della pienezza, a un eccesso di calore, come invece succedenella donna. A ciò non poco contribuisce poi nell’uomo il fatto che egli siaffatichi molto di più della donna; l’affaticamento infatti dissipa l’umore.» (trad.it. di S. Giurovich). Queste concezioni verranno rielaboratedall’“aristotelico” Tommaso d’Aquino nella suaSummaTeologica: «La donna è in rapporto con l’uomo comel’imperfetto ed il difettivo col perfetto. La donna è fisicamente espiritualmente inferiore e la sua inferiorità risulta dall’elemento fisico, piùprecisamente dalla sua sovrabbondanza di umidità e dalla sua temperatura piùbassa. Essa è addirittura un errore di natura, una sorta di maschio mutilato,sbagliato, mal riuscito.»

[16]        Parker 1983, p. 102.

[17]        Ancunulentae feminae menstro temporeappellantur, unde trahitur inquinamentum.

[18]        Sul concetto di contagio in relazionealle mestruazioni nel mondo romano rimando all’opera di H. Wagenvoort del 1947 RomanDynamism: Studies in Ancient Roman Thought, Language and Custom (pp.173-175), edito da Blackwell.

[19]        Tratto da Perutelli, Paduano, Rossi, Storiae testi della letteratura latina, p. 6, edito da Zanichelli nel 2010.

[20]        Interessante a questo propositol’articolo di Riccardo Di Segni “Colei che non ha mai visto ilsangue”. Alla ricerca delle radici ebraiche dell’idea della concezionevirginale di Maria“, edito nel 1990 in Quaderni storici 75,XX-V, 3, pp. 757-789.

[21]        In Purity in Rabbinic Judaism,pubblicato da Atlanta, Scholars Press nel 1994, p. 83.

[22]        In The Savage in Judaism,edito dalla Indiana University Press nel 1990.

[23]        Vedi Destro 2005.

[24]        Interessante ad esempio l’articolo diFrancesca Marzari, Paradigmi di follia e lussuria virginale in GreciaAntica: le Pretidi fra tradizione mitica e medica, dove si analizza ilbinomio verginità-follia (cfr. il trattato ippocratico Sulle malattie dellevergini), e si sottolinea come l’amplesso faciliti il flusso metruale, ediminuisca la probabilità di un “soffocamento ematico”. Su questoaspetto si veda il volume Disease of Virgins, di Helen King, edito daRoutledge nel 2004.

[25]        Così l’antropologo australianonell’importante articolo Male-Female ralationships in the Highlands ofAustralian New Guinea, pubblicato nel 1964 ìn American Anthropology66, pp. 204-224.

[26]        J. Milgrom (Leviticus. A NewTranslation with Introduction and Commentary, New York: The Anchor Bible,vol. 3, 1991). Essenziale il trattato Niddah, settimo dei dodici dellaTohorot.

[27]        Nel paragrafo XX.3 “tabù di donne durante lamestruazione e il parto” (pp. 326-330 nella versione della Boringhieri del1973).

[28]  Cfr. la Didascalia e le Costituzioni Apostoliche.

[29]        Secondo ilprecetto «non accostatevi alle vostrespose durante i mestrui e non avvicinatele prima che si siano purificate» (Sura Al-Baqarah, v. 222).

[30]        Hoskins 2002.

[31]        Come gli abitanti delle isoleTrobriand: «Il flusso arriva, goccia a goccia, diminuisce lentamente e passa»(Malinowski, citato da A. Honer, “Culture a confronto”, inMestruazione,treccani.it).

[32]        Che ai cinque tradizionali elementicosmici (tattva) sostuirono le cinque “m” (panchamakāra): māṃsā (carne),matsya (pesce), madya (vino), mudrā (granofermentato),maithuna (relazione sessuale).

[33]        K. Hanssen, Ingesting MenstrualBlood: Notions of Health and Bodily Fluids in Bengala, in Hoskins 2002.

[34]        In molte culture ad esempio dei nativiamericani.

Per approfondire:

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